Il mental coaching: per cosa si differenzia dalla formazione e dalla consulenza tradizionale

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Premetto che quello che segue è un personalissimo punto di vista. Non è la Verità, ma solo la mia realtà, vissuta e compresa negli anni passati nel mondo della formazione e della consulenza.

Il mental coaching da oramai qualche anno è ufficialmente sbarcato in Italia dal profondo sud fino in cima alle Alpi. Molti sanno cos’è grazie al mondo dello sport, dove diversi sportivi professionisti hanno dichiarato di farne uso, non ultimo lo Skip della Nazionale di Curling, Joel Retornaz, che sulla “Rosa” di febbraio dice che anche grazie al mental coach, la Squadra è riuscita a strappare il biglietto per i Mondiali e soprattutto per le Olimpiadi.

Altro ambito dove sta prendendo sempre più piede è il mondo aziendale, dove molti imprenditori, manager, professionisti e responsabili utilizzano un mental coach per ricevere feedback e supporto.

Già, se ne fa un gran parlare, ma alla fine che cos’è?

Non bastava la “vecchia” formazione e la “solita” consulenza?

Parto dall’ultima parte di domanda per dirti che, da più di 15 anni lavoro nel campo della formazione e della consulenza e già 6 anni fa mi accorgevo che i miei clienti non sembravano più così soddisfatti del contributo che ricevevano dalla formazione e dalla consulenza.

Sembrava che il mercato fosse pronto a qualcos’altro, ma ancora ignoravo bene cosa fosse.

Poi, dopo lunghissime ricerche e sperimentazioni dirette sono approdato al Coaching, ed ho capito che era la risposta che cercavo.

La formazione ha da sempre avuto un focus specifico: dire al cliente cosa va fatto nell’ambito in cui si sta formando.

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Ancora oggi è così e bada bene, non sto dicendo che non serva la formazione, anzi! Io stesso continuo ad investire in corsi di formazione e li tengo in prima persona, ma alcune volte non basta.

Sai perché?

Perché la formazione ti dice cosa dovresti fare senza curarsi del fatto che tu lo faccia o meno, e nel caso in cui facessi, non si preoccupa di darti feedback di quello che fai e di come lo fai.

Ma passiamo alla consulenza.

Ho venduto per tanti anni la consulenza di altri professionisti senior, e quello che accadeva sempre, e credo accada ancora, è che il rapporto tra consulente e cliente fa nascere una dipendenza. Il consulente si sostituisce al cliente e fa per conto suo quello che sa fare bene, lasciando però il cliente “ignorante” e quindi bisognoso di avere sempre qualcuno che faccia quella tal cosa al suo posto.

Quindi rispetto alla formazione tradizionale, che ti dice cosa devi fare senza farti vedere come fare, la consulenza fa, senza dirti che cosa, portandoti solo i risultati.

Tutte cose molto giuste e utili se quello che si vuole ottenere è ciò che ho descritto sopra.

In entrambi i casi, sentivo che, per me, la soluzione era zoppa e questo mi lasciava un senso di insoddifazione.

Poi ho scoperto il coaching è ho trovato, la perfetta sintesi tra la formazione e la consulenza.

Il coach, attraverso il coaching, dice cosa devi fare, fa vedere come farlo e poi insieme al cliente, lo fa.

Questo processo pragmatico e concreto, permette al cliente di attualizzare il proprio potenziale e di scoprire di sapere, saper fare e di conseguenza di saper essere.

Nella mia quotidianità, con questo approccio, erogo empowerment coaching ai miei clienti con il preciso intento di liberare il potenziale inespresso che per ragioni oggettive, dove non possiamo fare nulla, e soggettive, dove si può fare molto, non viene utilizzato nella propria vita quotidiana.

La parola empowerment è magica.

Come spesso accade gli americani sono riusciti a racchiudere dentro una sola parola un concetto estremamente importante.

Empowerment è il potenziale che ognuno di noi potrebbe esprimere se non fosse “bloccato” da qualcosa di cui non è consapevole. La cosa davvero interessante è che attualizzare il proprio empowerment è il risultato di un processo che, attraverso le tecniche del cambiamento che uso durante il percorso di coaching, aiuta il cliente a liberarsi delle zavorre che gli impediscono di prendere quota, proprio come i sacchetti di sabbia sul bordo del cestello di una mongolfiera. Quello che voglio dire è che i miei clienti riescono ad accedere al loro potenziale, mai tutto ovviamente, attraverso una maggiore scoperta di chi sono e di come funzionano.

Quindi, meglio il coaching della formazione e/o della consulenza?

La risposta giusta è, dipende.

Se vuoi nutrire solo la tua mente, un buon libro oppure un corso di formazione fatto bene sono la risposta che cerchi.

Se invece stai cercando di delegare un aspetto che non puoi o non vuoi curare direttamente, beh la consulenza di un Senior è quello che fa per te.

Se invece hai voglia di evolvere e cambiare in tempi brevi qualche aspetto che non sei più intenzionato a tollerare e che senti che ti sta penalizzando a livello professionale e/o personale, beh la risposta è questa:

senti cosa ti può proporre un coach certificato, che abbia fatto un percorso importante con una realtà importante e che prima di qualsiasi altro discorso, sia disponibile ad ascoltarti e a comprendere nel profondo cosa sia il tuo desiderio di miglioramento.

Solo dopo, se ti avrà soddiafatto, ispirato e convinto, concedigli l’onore di essere mezzo per la tua realizzazione.

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